Saturday 20. July 2019

Una storia d’amore, di fede e di coraggio: Franziska e Franz Jägerstätter di fronte al nazismo

L’elegante Aula grande della Fondazione “Bruno Kessler” ha uno sfondo con la scaletta della serata e l’immagine della copertina. Al tavolo dei relatori i 4 interventori, mentre i due lettori del "Club Armonia" (storica compagnia filodrammatica della città) si alternano al leggio in piedi. 

Alle 20.40 sono presenti 65 persone, cui se ne aggiungeranno altre 5 nei minuti successivi.

 

Jaegerstaetter Italia

 

il vangelo sine glossa


Apre Paolo Ghezzi, giornalista, caposervizio del settore economico presso il quotidiano l’Adige  di Trento, che apprezza la descrizione della quotidianità resa dal libro. L’obiezione di Franz viene presentata come un atto di grande coraggio, che ribalta la scala dei valori, perché relativizza anche il valore supremo della vita. Franz è “su un altro pianeta”, da questo punto di vista.

Amore ed affettività sono altre dimensioni che emegono dall’epistolario, segno di modernità dei protagonisti.

La Parola, la capacità di leggere il vangelo sine glossa è protagonista assoluta nella firlessione di Franz.

L’intelligenza critica è un’altra caratteristica del martire, che afferma la volontà di usare le proprie capacità di discernimento e farle valere.

Infine, ovviamene, il valore e la priorità della coscienza.


Claudia Furlani legge la lettera 38: Franziska a Franz da St. Radegund di martedì 3 dicembre 1940.

Renzo Fracalossi legge la lettera 39: Franz a Franziska dalla caserma di Enns di giovedì 5 dicembre 1940.

 

 

un caso anomalo


Il prof. Paolo Pombeni, storico, docente universitario, direttore dell’Istituto storico italo-germanico di Trento, riprende sinteticamente il contenuto del volume e sottolinea che si tratta di una storia particolare e “anomala”. Franz può essere definito una “anima semplice”, dalla spiritualità semplice ma rigorista. In lui è forte il senso del peccato e della responsabilità del cristiano nei confronti di questa rottura della relazione con Dio.

Inquadra la vicenda nel contesto del primo dopoguerra in Austria, un paese che era piombato ad essere periferia dell’Europa dopo essere stato al centro di un impero immenso. Un piccolo stato con, però, una capitale immensa, bellissima e ricchissima, come era la Vienna ancora piena dei fasti imperiali.

Gli austriaci sono dunque fortemente attratti dal messaggio nazista, che vuole ripristinare la Germanicità e il suo impero.

Peculiare è però la posizione di Franz, che è tutt’altro che politicizzato. Così come politicizzato non pare sia il clero con cui entra a contatto.

La questione del rapporto tra la religione e il potere è importante nel mondo tedesco. I cattolici sentono il bisogno di rivalsa dopo il Kulturkampf, con il quale fu definita la accesa lotta politica e culturale che vide coinvolti la Chiesa cattolica e gli Stati tedeschi nel periodo che va dalla fine del Concilio Vaticano I (1867-1870) ai primi decenni successivi alla fondazione dell’Impero tedesco (1871-1919).

In Austria è il periodo del Giuseppinismo, che sottomette completamente la Chiesa allo Stato.

La vicenda Jägerstätter tocca dunque un nervo scoperto della chiesa austriaca e non è un caso che essa lo contrasti e cerchi di ignorarlo fin che può.

Renzo Fracalossi legge la lettera 85: Franz a Franziska, dal carcere di Linz di venerdì 5 marzo 1943.

Claudia Furlani legge la lettera 92: Franziska a Franz da St. Radegund di domenica 21 marzo 1943.

 

 

la chiusura di un cerchio


Lucia Togni, co-curatrice del volume, linguista e formatrice nell’educazione degli adulti, riprende il percorso di Franz e Franziska, nella lenta maturazione della scelta di rifiutare la divisa dell’esercito hitleriano. Se ciò risulta evidente in Franz, anche in Fraziska c’è un chiaro sforzo di crescita e di maturazione, che la porta a passare dalla dimensione di attesa verso il marito (“pensa a noi”) alla condivisione verso di lui (“io penso a te”). Arriva così a comprendere che è giusto ciò che lui sta per fare.

Possiamo arrivare a dire (paradossalmente) che Franziska “ha portato” Franz al patibolo e lo ha offerto all’umanità e alla chiesa!

Le lettere contenute in questo volume sono la piena esplicitazione di questo percorso e costituiscono anche per i curatori la chiusura di un cerchio. Il lavoro di traduzione in italiano è cominciato, infatti, con la biografia[1], che ha permesso di conoscere il contesto e, per così dire, l’esteriorità della vicenda.

La traduzione di tutti i testi di Franz[2] ha permesso una conoscenza profonda e ricchissima delle sue motivazioni e  della sua dimensione spirituale ed umana.

Il libro di oggi[3] offre lo spaccato della concretezza familiare e dell’amore della coppia, l’humus profondo dove è sbocciato il fiore della resistenza.

Conoscere questa vicenda e avere la possibilità di parlare e stare con Franziska è un grande privilegio, di cui essere felici. La sua ricchezze e la sua serenità erano contagiose e non lasciavano indifferente chi la incontrava.

Senza apparire eccessivi, si può dire che l’epistolario di Franz e Franziska ricorda il libro E non disse nemmeno una parola, un romanzo del premio Nobel Heinrich Böll, pubblicato nel 1953. Il romanzo parla della situazione del dopoguerra in Germania ed è scritto in prima persona: si alternano le voci dei coniugi Fred e Käte Bogner, cosicché il lettore viene a conoscenza dei pensieri e dei sentimenti sia del marito che della moglie.

 

 

Renzo Fracalossi legge la lettera 125: Franz a Franziska, dal carcere di Tegel di giovedì 8 luglio 1943.

Claudia Furlani legge la lettera 129: Franziska Jägerstätter al parroco Heinrich Kreutzberg da St. Radegund del 5 settembre 1943.

 

 

lettera a franziska


Giampiero Girardi, co-curatore del volume, legge il testo di una sua «lettera» a Franziska.

Cara Franziska,

ho provato anch’io a scriverti una lettera. Oh, sia chiaro: non ho nessuna intenzione di entrare in concorrenza con le lettere che ti scriveva Franz! Ci mancherebbe! E questo non soltanto perché lui era il tuo uomo, vi amavate di un amore così tenero e bello! Come aspettavi le sue lettere, come desideravi sentire la sua vicinanza e sentirti dire :“ti voglio bene”! Quanto ardore ci mettevi (anche se ti costava, perché spesso eri davvero stanca) nel raccontargli la tua vita, quella delle tue figlie, le novità del paese.

Ma scriverti oggi è diverso perché il mondo è cambiato, tutto è cambiato da quel 1943. La guerra è finita, Hitler è morto, è finito anche il secolo delle grandi tragedie, c’è la democrazia, la chiesa ha avuto il concilio e adesso ha papa Francesco...

Cosa non c’è voluto perché tutti capissero che grand’uomo era tuo marito! A te l’hanno fatta pagare duramente e viene da sorridere, adesso, pensare che ti rimproveravano di non aver fatto abbastanza per fargli cambiare idea!

Già, cambiare idea. Sicuramente a te non sarebbe dispiaciuto, se lui lo avesse fatto. Adesso non saremmo qui a parlare di lui e di te, ma almeno te lo saresti goduto qualche anno in più. Forse, perché magari sarebbe morto in guerra anche lui, con tutto quello che è successo dopo quel maledetto 9 agosto 1943: le disfatte militari, i bombardamenti, la sconfitta della Germania...

Ma lui è riuscito a non cambiare idea. Ci ha pensato, ha avuto i suoi momenti di debolezza, come quando ha preso il treno sbagliato alla stazione di St. Radegund (ma lì non c’erano solo due binari?) ed è arrivato in caserma con un giorno di ritardo. O come quando stava sere intere a scrivere fitto fitto su quei suoi quadernetti, dove metteva nero su bianco le sue riflessioni, le sue analisi ma anche le sue preoccupazioni e le sue paure. Per fortuna li hai tenuti quei quaderni, insieme a tutte le lettere dal carcere, perché oggi costituiscono una documentazione indispensabile per capirvi e per conoscervi.

Avresti avuto piacere se avesse cambiato idea, ma in fondo hai capito subito che non doveva farlo, che la sua strada era quella, che la scelta era nella sua personalità e nella sua anima. E gli sei stata vicina. Hai continuato ad amarlo. Hai tenuto duro, come quando hai fatto quelle 10 ore di treno, su una linee bombardata dagli aerei inglesi, per andargli a dire ciao, con l’angoscia nel cuore, in quelle stanze lugubri del carcere di Tegel a Berlino. E il parroco, che gentilmente ti aveva accompagnato, continuava ad interrompervi per cercare di fagli cambiare idea.

Illuso. A quel punto era anche una tortura, provarci. Bisognava sostenerlo, dirgli che c’eri, dargli il tuo appoggio. E così hai fatto, lì sei stata grande. Amorevolmente. Lucidamente. Coerentemente.

E Franz se n’è andato. Gli hanno tagliato la testa. È vero che in quel preciso istante, tu, che eri a 800 km di distanza, hai sentito una fitta al cuore? Io ci credo, perché credo che “qualcosa” ci lega quando tra noi c’è umanità ed amore e quel “qualcosa” si fa sentire in certi momenti.

Però il peggio doveva ancora venire. Adesso bisognava sopravvivere alla guerra, tirar su le figlie, farsi dare la pensione di reversibilità da un governo austriaco che non voleva riconoscere Franz come un oppositore. Incredibile, in una nazione dove gli oppositori al nazismo si contano sulle dita di una mano, lui era stato catalogato come un renitente senza motivazioni.

Ti immagino affrontare le difficoltà e le fatiche con la determinazione e il coraggio che ti erano propri, con quella dolcezza asciutta e senza fronzoli che ben si attagliava alla tua figura alta e secca. Oh, lo so che non ti sei mai messa a discutere né hai mai fatto polemiche con chi ti criticava o con chi non voleva si parlasse di Franz. Ti immagino silenziosa, quasi come la madonna che conservava nel suo cuore ciò che vedeva e sentiva. E immagino l’enorme dolore dell’incertezza: ma se la chiesa non lo approvava e diceva che era “assetato di martirio”, se tutti lo criticavano e dicevano che era un invasato, se nemmeno l’amministrazione pubblica lo riconosceva, quante volte devi aver sentito crescere dentro di te il dubbio che fosse stato tutto sbagliato, che fosse morto invano, che tanta sofferenza fosse solo dovuta ad un pallino del tuo uomo.

Ma riuscivi subito a scacciare questa tentazione, a rivedere la faccia determinata di Franz, a sentire con lui che quella scelta era stata giusta. E allora tornava la certezza che non sarebbe finita in quel modo, che avrebbero capito. In fondo stavi vivendo, in un altro contesto ma con le stesse dinamiche, quello che era successo a lui: avere dei valori, delle convinzioni, delle scelte che tutta la comunità rifiuta e ritiene inaccettabili. Una testimone solitaria, come lo era stato lui. Per te è stato così per 20 anni.

Sono lunghi 20 anni. Come hai fatto a resistere? Come hai fatto a non dimenticare, a non rifarti una vita, a non dedicarti ad altro, come avresti potuto legittimamente fare? Eppure sei stata lì, nemmeno tu hai fatto un passo indietro, ha resistito, hai fatto anche tu obiezione di coscienza. hai lanciato la sfida della convinzione e della coscienza.

Perché finisse l’inverno è dovuto arrivare il Concilio vaticano II, il disgelo, la ventata innovativa degli anni 60. hanno cominciato ad invitarti di qua e di là, tuo marito veniva scoperto e conosciuto. Sei venuta anche a Trento, quando hai detto che qui avevi trovato il tuo terzo marito: avevi addirittura fatto una battuta di spirito, per significare che dopo il vero Franz c’era stato quello del film austriaco e poi quello del nostro film, l’attore trentino Bruno Vanzo.

Anche se, a dire il vero, la prima volta che ci hai visti arrivare a St. Radegund, tu eri al cimitero a sistemare la tomba, noi siamo arrivati da te in 4 e avevamo anche una grossa telecamera, devi esserti spaventata. Beh, ci hai fatto capire di che pasti eri fatta e quanto tenessi alla tua riservatezza: ci hai allontanati senza tanti fronzoli e noi ci siamo rimasti un po’ male... Per fortuna Erna Putz sapeva come prenderti e ci ha aiutati a trovare un posto nella tua considerazione e nel tuo affetto...

Poi è arrivato il privilegio, che credo davvero poche donne sposate abbiamo avuto nella storia della chiesa, di vedere il tuo uomo salire all’onore degli altari. Quel 26 ottobre 2007 è stata l’apoteosi: Franz dichiarato beato da Santa Romana Chiesa come “martire e padre di famiglia”. Una gioia fortissima, una pienezza di felicità, un ripagare tutto e tutto. Hanno capito, hanno capito, sì lui è stato un martire perché non ha voluto aderire al nazismo ma è stato contemporaneamente un buon marito e padre di famiglia, anche se ha dovuto lasciarti e abbandonare le vostre tre figlie di pochi anni.

Tutto passato, tutto passato. Adesso è così, è proprio così.

Ma non avevi ancora finito. Hai deciso che volevi vivere anche per lui, sei arrivata a 100 anni, consumando anche il tempo che lui non aveva potuto avere. Lo hai deciso, hai rovesciato la tua determinazione anche nel voler vivere, fin quando il tuo corpo sembrava staccato dalla tua volontà e tu eri quasi solo luminosa, spirituale, bella.

Aspettavi di incontrare il tuo Franz, pregustavi quel momento, probabilmente gli mandavi tanti bacini, come facevi allora, dicendogli che poi te li avrebbe dovuti restituire tutti. Che festa deve essere stata quando vi siete ritrovati in Cielo. Immagino che tutti i santi fossero lì ad aspettarti e a godere insieme a voi la gioia della riunificazione. Questa volta per sempre.

Grazie, Fransika, per esserci stata. Rimarrai nel nostro cuore insieme a Franz.

 

conclusione

Nessuno interviene dal pubblico.

Ghezzi chiude l’incontro ringraziando tutti i presenti.

[1]    Franz Jägerstätter. Un contadino contro Hitler, di Erna Putz , a cura di Giampiero Girardi, traduzione di Lucia Togni, Berti, Piacenza, 2000.

[2]    Scrivo con le mani legate. Lettere dal carcere e altri scritti dell’obiettore-contadino che si oppose ad Adolf Hitler, a cura di Giampiero Girardi, traduzione di Lucia Togni, Berti, Piacenza, 2005.

[3]    Una storia d’amore, di fede e di coraggio. Franziska e Franz Jägerstätter di fronte al nazismo, a cura di Giampiero Girardi e Lucia Togni, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2013.

 

 

 

Una storia d’amore, di fede e di coraggio. Franziska e Franz Jägerstätter di fronte al nazismo

 

a cura di Giampiero Girardi e Lucia Togni

Editore: Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2013

274 pagine | € 22,50 | formato 14,5x21

premessa di Daniele Menozzi

Collana “Oi Christianoi”/11

isbn 978-88-6124-399-6
Reperibile a Trento presso Libreria Ancora, via S. Croce 35, tel. 0461 274 444

 

 

(Quelle: Giampiero Girardi I - 38121 Trento, 
franzitalia@gmail.com)

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